Ti è mai capitato di sentirti un completo fake sul lavoro, nonostante i tuoi successi? Quel vocione nella testa che continua a ripeterti “prima o poi scopriranno che non sei all’altezza”? Ecco, benvenuto nel club della sindrome dell’impostore, che secondo le osservazioni degli esperti colpisce un numero significativo di persone nel contesto lavorativo: ad esempio, il 66% dei lavoratori italiani dichiara di non sentirsi all’altezza delle aspettative del capo o dei colleghi. Ma qui viene il colpo di scena: mentre tu cerchi disperatamente di nascondere questi pensieri al mondo esterno, il tuo corpo sta facendo esattamente l’opposto. Sta letteralmente urlando la tua insicurezza attraverso gesti, posture e micro-comportamenti che neanche immagini.
La rivoluzione silenziosa: quando mente e corpo parlano lingue diverse
Diciamocelo chiaramente: siamo tutti bravissimi a mentire con le parole. Possiamo dire “sì, sono perfettamente qualificato per questo ruolo” mentre dentro di noi c’è il caos totale. Il problema? Il nostro corpo non ha ricevuto il memo. Mentre la nostra mente lavora agli straordinari per mantenere la facciata professionale, il corpo continua a trasmettere quei segnali di insicurezza che vorremmo tanto nascondere.
Questo fenomeno affonda le radici in quello che gli psicologi chiamano embodied cognition o cognizione incarnata. In parole povere, significa che mente e corpo non sono due entità separate che se ne vanno ciascuna per la sua strada, ma sono profondamente interconnesse. Quando pensi di non essere all’altezza, il tuo corpo assume automaticamente posture e comportamenti che riflettono quell’insicurezza. È una conversazione continua tra cervello e muscoli, tra pensieri ed espressioni fisiche.
I gesti che ti inchiodano: ecco come si manifesta l’insicurezza
Allora, quali sono questi famosi segnali non verbali che ci tradiscono? Preparati, perché probabilmente ti riconoscerai in almeno tre di questi comportamenti.
Primo fra tutti, le posture chiuse e contratte. Se ti ritrovi costantemente con le braccia incrociate durante le riunioni, le spalle curve come se volessi occupare il minor spazio possibile, o seduto sul bordo della sedia pronto a scappare, il tuo corpo sta comunicando “non mi sento sicuro qui”. È una strategia evolutiva antica quanto l’uomo: quando percepiamo una minaccia, anche solo sociale, tendiamo a proteggere i nostri organi vitali e a renderci piccoli. Il problema? In ufficio non c’è nessun leone da cui scappare, ma il tuo corpo reagisce come se ci fosse.
Secondo segnale cruciale: l’evitamento del contatto visivo prolungato. Certo, non stiamo parlando di guardare intensamente negli occhi i colleghi per trenta minuti filati come in una gara di fissazione. Ma se ti accorgi di distogliere costantemente lo sguardo quando parli dei tuoi successi, o di fissare il pavimento quando qualcuno ti fa un complimento professionale, è un campanello d’allarme. Paul Ekman, uno dei massimi esperti mondiali di comunicazione non verbale ed espressioni facciali, ha documentato come questi comportamenti involontari siano universali e tradiscano emozioni che cerchiamo di nascondere.
Terzo elemento che ti smaschera: i gesti di auto-conforto. Ti tocchi spesso il collo durante le presentazioni? Ti sistemi continuamente i capelli o i vestiti? Questi sono movimenti che gli esperti chiamano “comportamenti adattatori”, e servono a calmare il sistema nervoso quando siamo sotto stress. Sono meccanismi evolutivi per auto-consolarci, lo stesso tipo di gesti che facevamo da bambini quando avevamo paura. Toccarsi il collo, in particolare, è interessante perché è una zona estremamente vulnerabile del corpo, e coprirla o toccarla è un gesto istintivo di protezione.
La scienza dietro il tradimento del corpo
Ma perché succede tutto questo? Non possiamo semplicemente decidere di smettere di mandare questi segnali? Beh, non è così semplice. Lo stress cronico, spesso associato alla sindrome dell’impostore, ha effetti somatici reali sul nostro corpo. Quando viviamo in uno stato costante di ansia da prestazione, il nostro organismo produce cortisolo, l’ormone dello stress. Questo porta a tensione muscolare cronica, che si traduce proprio in quelle posture contratte e chiuse di cui parlavamo.
È un circolo vizioso devastante: pensi di non essere all’altezza, il tuo corpo assume posture di insicurezza, queste posture amplificano la sensazione di inadeguatezza inviando segnali al cervello che confermano il tuo stato d’animo negativo. E via così, in un loop infinito. La parte affascinante è che questo meccanismo funziona anche al contrario, ed è qui che si apre uno spiraglio di speranza.
Non solo problemi: come questi segnali possono aiutarti
Ora, prima che tu corra a nasconderti sotto la scrivania terrorizzato dall’idea che tutti possano leggere la tua insicurezza, lascia che ti dica una cosa importante: riconoscere questi pattern è il primo passo per cambiarli. E questa non è retorica da motivational speaker a buon mercato, è scienza vera.
Il concetto di embodied cognition funziona in entrambe le direzioni. Se i pensieri negativi influenzano il corpo, anche modificare il corpo può influenzare i pensieri. Hai presente le power poses di cui si parla tanto? L’idea è proprio questa: assumere posture di potere e apertura può influenzare positivamente il tuo stato emotivo e cognitivo.
Non sto dicendo che basta stare in piedi con le mani sui fianchi come Wonder Woman e miracolosamente diventi il CEO dell’azienda. Ma essere consapevole del tuo linguaggio del corpo e modificarlo intenzionalmente può darti quel boost di sicurezza necessario per affrontare situazioni difficili.
La sindrome dell’impostore al femminile e altri contesti particolari
È importante sottolineare che la sindrome dell’impostore, sebbene colpisca indistintamente persone di ogni genere, tende a manifestarsi con particolare intensità in alcuni contesti. Le donne riportano livelli di stress frequente sul lavoro significativamente più alti rispetto agli uomini: il 51% contro il 39%. E indovina un po’? Anche i loro segnali non verbali tendono a riflettere questa insicurezza amplificata.
Allo stesso modo, i cosiddetti high-achievers – quelle persone che ottengono successo dopo successo ma non si sentono mai abbastanza – sono particolarmente vulnerabili. Per loro, ogni presentazione, ogni meeting, ogni progetto diventa un’occasione in cui il corpo può “tradire” quella sensazione interna di essere un fake, nonostante i risultati oggettivi dimostrino esattamente il contrario. Due lavoratori su tre dichiarano di non sentirsi abbastanza rispetto alle aspettative del proprio capo o colleghi.
Come hackerare il tuo linguaggio del corpo
Quindi, come si fa concretamente a modificare questi pattern gestuali? Partiamo dalla consapevolezza: prima di una riunione importante o di una presentazione, prenditi trenta secondi per fare un check mentale del tuo corpo. Come sono le tue spalle? Sono curve in avanti o rilassate all’indietro? Le tue braccia sono incrociate in modo difensivo o aperte? Anche solo renderti conto di questi dettagli è un primo passo fondamentale.
Poi lavora sulle tue posizioni di default. Quando sei seduto alla scrivania, cerca consapevolmente di occupare più spazio. Non sto dicendo di fare il manspreading estremo che invade lo spazio altrui, ma semplicemente di permetterti di stare comodo, con le spalle all’indietro e una postura aperta. All’inizio ti sembrerà innaturale, come se stessi recitando una parte, ma con il tempo diventerà automatico.
Pratica la regola del 50/70 per il contatto visivo: mantienilo per circa il 50% del tempo quando parli e il 70% quando ascolti. Non devi fissare intensamente le persone come se fossi in un film horror, ma neanche guardare costantemente altrove. Trova un equilibrio naturale. E per quanto riguarda i gesti di auto-conforto, non si tratta di eliminarli completamente: sono umani e anche utili per regolare il tuo stato interno. Si tratta piuttosto di notarli e, quando possibile, sostituirli con gesti più neutri o di apertura.
La disconnessione mente-corpo: perché è così potente
C’è una ragione profonda per cui questa disconnessione tra competenza reale e percezione personale è così forte. La sindrome dell’impostore non ha nulla a che fare con le tue capacità oggettive. Puoi avere tre master, dieci anni di esperienza e una lista di successi lunga quanto un romanzo, ma se la tua mente è convinta che tu sia un fake, il tuo corpo seguirà quella narrazione.
Gli esperti sottolineano come il corpo comunichi dubbi che la mente razionale cerca disperatamente di nascondere. È come avere due versioni di te stesso: quella conscia che dice “devo sembrare professionale e sicuro” e quella inconscia che manda segnali di “aiuto, mi sento completamente fuori posto qui”. E indovina quale delle due è più onesta e visibile agli altri?
Questa disconnessione è particolarmente evidente negli ambienti lavorativi ad alta pressione. Più cerchi di nascondere l’insicurezza, più il tuo corpo la manifesta. È un paradosso frustrante ma comprensibile: lo sforzo stesso di nascondere qualcosa crea tensione, e quella tensione si manifesta fisicamente.
Oltre i gesti: un approccio integrato
Modificare il linguaggio del corpo è importante, ma sarebbe ingenuo pensare che sia l’unica soluzione alla sindrome dell’impostore. È più corretto vederla come una parte di un approccio più ampio e integrato.
Lavorare sui propri pensieri attraverso tecniche cognitive, riconoscere i propri successi reali, parlare apertamente di questi sentimenti con persone di fiducia, e sì, anche modificare consapevolmente il proprio linguaggio del corpo: tutto questo insieme può creare un cambiamento reale e duraturo.
La verità è che riconoscere questi schemi gestuali non serve a farti sentire peggio o più esposto. Serve a darti potere. Perché quando capisci come il tuo corpo sta sabotando la narrazione che vuoi costruire su te stesso, puoi iniziare a riscrivere quella narrazione, un gesto alla volta.
L’imperfezione è umana
Questi segnali non verbali di insicurezza non ti rendono meno competente, meno professionale o meno meritevole del tuo ruolo. Ti rendono semplicemente umano.
Tutti abbiamo momenti di dubbio. Tutti a volte assumiamo posture chiuse o evitiamo il contatto visivo. Non si tratta di diventare robot perfettamente calibrati che non mostrano mai un momento di vulnerabilità. Si tratta di riconoscere quando questi comportamenti stanno diventando pattern automatici che rinforzano una narrazione negativa su noi stessi.
La sindrome dell’impostore è incredibilmente diffusa proprio perché viviamo in una società che ci spinge costantemente a mostrare solo la versione perfetta di noi stessi: ad esempio, il 27% dei lavoratori europei è affetto da stress, ansia o depressione causati o peggiorati dal lavoro. Ma il corpo, nel suo tradimento, sta in realtà cercando di dirti qualcosa: forse è tempo di essere un po’ più gentile con te stesso, di riconoscere che l’insicurezza non è un difetto da nascondere ma un’esperienza umana universale.
Quindi la prossima volta che ti ritrovi con le spalle curve e le braccia incrociate durante una riunione, invece di giudicarti duramente, prova semplicemente a notarlo. Respira, raddrizza la schiena, apri le braccia. E ricorda: il fatto che tu sia consapevole di questi meccanismi ti mette già miglia avanti rispetto a dove eri prima. Il tuo corpo e la tua mente possono finalmente iniziare a lavorare nella stessa direzione.
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